L'Entroterra Tarantino
Grottaglie
Grottaglie,la "
cittá dalle molte grotte", sorge sul ciglio di un gradone murgiano che degrada verso il Mar Piccolo. Il suo territorio é interessato dalla presenza delle
gravine.
Durante il mese di agosto é possibile ammirare nel
quartiere delle ceramiche il
concorso-mostra della ceramica con numerose manifestazioni teatrali, musicali, artistiche. All'interno del
Museo delle Maioliche é stato organizzato un percorso tematico e cronologico. Il primo comprende le ceramiche grottagliesi dal XVI al XVII secolo; il secondo conserva rare opere ceramiche dell'Istituto dei primi anni del Novecento. Di particolare interesse sono i piatti realizzati dal maestro napoletano Anselmo De Simone. Un'ultima parte é dedicata all'attivitá dell' Istituto, dove sono esposte opere realizzate in occasione dei concorsi nazionali ed internazionali.
Manduria
Manduria é una tra le piú grandi e attive cittadine della provincia di Taranto. Situata sulle
Murge Tarantine, dove confluiscono le vie di comunicazione fra i territori di Taranto, Lecce e Brindisi, é un
florido centro agricolo noto per la produzione di
olio e vino (Primitivo di Manduria DOC). Nell'antichitá fu strenua avversaria di Taranto e non perse mai l'
identitá messapica: ne sono testimonianza le maestose
mura messapiche risalenti al V-III secolo a.C., la cui triplice cerchia si allunga a nord-est dell'abitato. Tracce del passato piú antico si trovano anche nel
parco archeologico e nelle diverse
necropoli scavate nella roccia con tombe a semicamera. Manduria é inoltre ricca di
risorse naturalistiche, come il mare azzurro e limpido, i cui fondali sono ricchi di fauna, flora e reperti archeologici. La sua lunga fascia costiera sulla litoranea salentina comprende alcune rinomate frazioni balneari, quali
S. Pietro in Bevagna, Torre Colimena e Torre Borraco.
Degno di nota il
Fonte pliniano, un pozzo di epoca romana cosî chiamato perché citato da Plinio il Vecchio nella sua "Historia naturalis"; dal pozzo spunta un albero di mandorle, lî da molti secoli, la cui sopravvivenza é ancora oggi un mistero. All'interno delle mura messapiche sorge il complesso di
S. Pietro Mandurino, collegato ad un ipogeo basilicale affrescato (VIII-X sec.) ed a un ambiente quadrangolare interpretato come tomba di etá ellenistica (III a.C.). Nella moderna Manduria, il
Palazzo Imperiali, di periodo tardo-barocco, domina la piazza principale. La
Chiesa Matrice, intitolata a S. Gregorio Magno, con un campanile in stile romanico, rimaneggiata in epoca rinascimentale.
Maruggio
Maruggio fu verosimilmente fondata nel 963, in seguito alla distruzione da parte dei Saraceni degli antichi casali d'Olivaro, Castigno, San Nicoló e Civitecchia. Nel 1637 il paese subî il saccheggio delle armate islamiche e a nulla valse il sistema difensivo realizzato da Carlo V con le numerose
torri costiere e quello dei
Commendatori, che si erano prodigati nella costruzione delle mura del paese, circondate da ampi fossati. I
trulli nell'agro di Maruggio sono oggi uno dei maggiori insediamenti dopo quello della Valle d'Itria, nella zona a sud dei territori compresi nell'agro di Manduria, Maruggio e Torricella. Il turismo si concentra prevalentemente nel periodo estivo nella localitá balneare di
Campomarino, frazione di Maruggio dove splendide spiagge bianche lambiscono un mare cristallino.
Notevoli sono, dal punto di vista storico-artistico, la
chiesa madre, in stile romanico, quella di
S. Maria delle Grazie (propriamente "della Grazia") con il chiostro adiacente, giá dimora dei Frati Osservanti, e quella confraternale della
SS. Annunziata; il castello o
palazzo del Commendatore, a ridosso delle mura difensive, che comprendeva diverse stanze su piano nobile, mentre a piano terra vi erano magazzini e frantoi, e
Palazzo Armieri, del XVII secolo. Particolari sono poi, sulla costa vicina al paese, le
Torri di avvistamento (Ovo, Moline e Borraco) in prossimitá delle splendide spiagge di
Campomarino.
San Marzano di San Giuseppe
S. Marzano di San Giuseppe é un centro agricolo ricco di
vigneti ed oliveti. Nel XIV secolo il casale di "San Marzano", ancora disabitato, entró a far parte dei possedimenti del Principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini. Nel XV secolo gli
Aragonesi ebbero la meglio su questi territori, anche grazie all'aiuto delle truppe albanesi di Giorgio Castriota Skanderberg. Nel XVI secolo, per sfuggire dall'assedio dei turchi in patria, molti albanesi si riversarono su queste terre e a San Marzano beneficiarono di particolari privilegi reali. La
colonia albanese poté cosî crescere importando usi, costumi e riti dalla madre patria. Nel 1530 il capitano albanese Demetrio Capuzzimati fu investito da re Carlo V del titolo di Barone di San Marzano. Fu in questo periodo che la signoria si ingrandî sempre piú diventando un fecondo centro greco-ortodosso. Il feudo nei secoli successivi passó nelle mani della famiglia Taurisano e successivamente della famiglia Castriota che continuó a possederlo sino alla fine del XVIII secolo. Fu solo nel settembre del 1886 che la cittadina prese a chiamarsi "San Marzano di San Giuseppe" in onore del suo santo protettore. Il mantenimento dell'
idioma albanese é oggi il segno tangibile di questi avvenimenti storici e rimane il tratto distintivo della comunitá sammarzanese all'interno della provincia ionica.
Di forte richiamo, non solo per la comunitá di San Marzano, i
festeggiamenti in onore di San Giuseppe il 18 e 19 marzo. Il santo patrono, protettore dei falegnami, trova qui importanti esempi di venerazione popolare. L'intera comunitá partecipa alla
Processione della legna con i suoi spettacolari
faló devozionali, vivida tradizione in tutto il tarantino. Sono, inoltre, preparate tavole imbandite di piatti tipici che i presenti sono invitati ad assaporare. A 3 Km dal centro abitato, da visitare il
Santuario della Madonna delle Grazie: al suo interno un'Incoronazione della Vergine della fine del '600, gli affreschi di San Giorgio e Santa Barbara del XVIII secolo ed un dipinto della Vergine con il Bambino dell'XI secolo. Nel centro cittadino da non perdere il
Palazzo feudale, edificato nel XVI secolo, rimaneggiato piú volte in etá succesive, la
Chiesa di San Carlo Borromeo e la
chiesa parrocchiale dalla facciata neo-gotica ed il campanile del '700.
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